Non solo Crans-Montana: così la pelle donata diventa cura

Sono 30 in Italia le banche di tessuti, fra cui 5 quelle dedicate alla pelle. Solo nel 2024 hanno raccolto 927mila centimetri quadrati di cute donata, di cui 875mila utilizzati. Al Niguarda di Milano ne sono stati utilizzati 13mila in una sola settimana su quattro pazienti coinvolti nell’incendio di Crans-Montana. Giuseppe Feltrin, direttore generale del Centro Nazionale Trapianti, spiega come funziona la rete di Banche dei tessuti e perché donare la pelle è importante

Alle esigenze dei giovani feriti di Crans-Montana, gli 11 ustionati ricoverati al Niguarda, si è potuto rispondere con i tessuti provenienti dalla Banca dei tessuti. Sono stati utilizzati 13mila centimetri quadrati in una sola settimana su quattro pazienti; altri 35mila centimetri quadrati sono conservati negli speciali frigoriferi a meno 80 gradi, ci sono poi scorte in quarantena saranno disponibili a breve, ma c’è necessità di donazioni continue. La cute congelata pronta all’innesto si trova nella banca regionale dell’ospedale milanese. Da lì, la settimana scorsa è arrivato l’invito dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso: «L’appello che faccio è quello di aumentare ulteriormente le donazioni».

Il consenso alla donazione, tuttavia, riguarda organi e tessuti, ad esclusione di cervello e gonadi, la cui donazione è vietata per legge. «La legge dice che un cittadino esprime il suo assenso alla donazione di organi e tessuti, senza distinzioni. Gli organi vanno trapiantati a poche ore dal prelievo, mentre la pelle può essere prelevata entro 24 ore dal decesso del donatore», spiega Giuseppe Feltrin, direttore generale del Centro Nazionale Trapianti – Cnt. La donazione principale è, infatti, quella da cadavere a cuor battente, di un paziente ad esempio in terapia intensiva, i cui organi sono ancora perfusi. Nei tessuti, il problema dell’ischemia non sussiste allo stesso modo e quindi c’è più tempo. Con tessuti si intende la pelle, le ossa, i tendini, le cartilagini, le cornee, le valvole cardiache e i vasi sanguigni.

«I trattamenti cui viene sottoposta la pelle ne preservano le proprietà per l’uso medico» spiega il direttore. «Viene criopreservata, a –80 gradi centigradi, e ciò ne consente la conservazione fino a due anni, o trattata con glicerolo, che ne allunga la conservazione a 5 anni. In questo modo, si creano degli stock cui attingere in caso di necessità. Che ovviamente sono alimentati dalle donazioni». Le banche di tessuti, il cui elenco è disponibile nel sito dell’Istituto Superiore di Sanità, hanno il compito di conservare e distribuire i tessuti destinati al trapianto, certificandone l’idoneità e la sicurezza. Sono presenti solo in 11 regioni e province autonome su 21, soprattutto al Nord: nonostante la disomogeneità territoriale, servono l’intero territorio nazionale.

«In Italia abbiamo attualmente 30 banche di tessuti: 15 dedicate a un singolo tessuto, tra cui 5 appunto per la pelle (Cesena, Milano, Torino, Siena, Verona), le altre per tessuti oculari, muscolo-scheletrico, isole pancreatiche e liquido amniotico. Le altre 15 sono multi-tessuto» spiega Feltrin. «Questi poli sono concentrati in alcune aree perché storicamente presenti con avanzatissime competenze e adeguati livelli di expertise, ma l’intera rete è a disposizione degli ospedali che hanno bisogno di un tessuto». La strettissima collaborazione riguarda anche le donazioni: «Le donazioni provengono da tutta Italia, non solo dalle Regioni dove c’è la banca».

Quanto sia importante la pelle è emerso di recente con la tragedia di Crans-Montana, ma sono vari gli ambiti di utilizzo oltre alle «grandi ustioni, dove essa è un salvavita, viene usata nella chirurgia plastica, nella chirurgia ricostruttiva, magari in pazienti che hanno subito interventi demolitivi importanti e la cute è una sorta di cerotto biologico. Un altro ambito di applicazione della cute è nelle ulcere più resistenti».

La pelle, organo importante che non causa rigetto, funziona come un “cerotto” copre e ripara le ferite, riduce il rischio di infezioni e favorisce la rigenerazione della pelle. Nel solo 2024, le banche di tessuto cutaneo, che garantiscono la disponibilità di cute per la cura dei grandi ustionati, in particolare per i Centri ustioni e per la chirurgia plastica e ricostruttiva, hanno ricevuto, lavorato e conservato circa 927mila centimetri quadrati di cute donata; di questi, 875mila centimetri quadrati sono stati distribuiti in quasi 2mila applicazioni cliniche.

Il Centro nazionale trapianti si occupa dell’autorizzazione e della vigilanza dei parametri di qualità e sicurezza, ma non di allocare il tessuto. Per questo ci sono i Centri regionali trapianti che lavorano in rete e si interfacciano con le Banche dei tessuti italiane, riunite in una federazione – l’Associazione Italiana Banche dei Tessuti (A.I.BA.T.) – che le coordina.

La normativa seguita è italiana ed europea. Quest’ultima è destinata a cambiare presto,  il regolamento sulle sostanze di origine umana – Soho (sangue, cellule, tessuti, latte materno e microbiota) destinate all’applicazione sugli esseri umani essendo stata appena aggiornata. Essa introduce standard rigorosi, tracciabilità e accreditamento per tutte le attività coinvolte, puntando a garantire maggiore protezione per donatori e riceventi, con applicazione progressiva dal 2027. Il Cnt – che in questo momento è alla presidenza della South Alliance for Transplant (il network che riunisce le organizzazioni nazionali dei trapianti dei Paesi dell’area mediterranea) e di Foedus, l’accordo di cooperazione siglato tra 18 organizzazioni nazionali per lo scambio degli organi in eccedenza – sta già lavorando all’implementazione organizzativa.

«Il Centro nazionale trapianti è un organo del ministero della Salute, con cui lavoriamo strettamente e che ringrazio per il sostegno continuo. Ricordo però che tutto questo possiamo farlo perché ci sono i donatori e le donazioni. Tutto parte da quel sì alla donazione», afferma Feltrin. Un sì che viene pronunciato sempre più spesso. In generale, nel 2024, è stato registrato un incremento complessivo delle donazioni del 3,9% rispetto all’anno precedente, con un aumento dell’8,3% per il tessuto cutaneo e del 9,4% per il tessuto muscolo-scheletrico. Aumentano però anche le opposizioni alla donazione: nei primi tre mesi del 2025, il 40% delle 950mila persone che hanno rinnovato la carta d’identità si è esplicitamente opposto alla donazione degli organi. 

Sul sito web di Aido ci sono tutte le informazioni necessarie su come donare e i rimandi ai siti ministeriali. Sulla volontà alla donazione ci si può esprimere in tre modi: all’anagrafe, quando rinnoviamo o richiediamo la carta di identità; presso le associazioni o l’Aido; presso la nostra Azienda sanitaria locale. È sempre possibile cambiare idea, in ogni momento, ma va aggiornata la propria volontà registrata nel Sistema informativo trapianti. Non c’è nulla da temere: nella pratica, infatti, c’è un rispetto sacrale del corpo del donatore. Dopo il prelievo di organi e tessuti, le ferite vengono suturate e nulla è visibile. La salma viene restituita ai familiari per il commiato. Il donatore va sempre tutelato.

da “https://www.vita.it/non-solo-crans-montana-cosi-la-pelle-donata-diventa-cura/”

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